Arancino

129,00

L’arancino è l’emblema della tavola calda siciliana. Lo scontro tra le province della Sicilia si gioca sulle varianti del ripieno ma anche sul nome: nella parte orientale è chiamato al maschile “arancino”, mentre nella zona occidentale è conosciuto come “arancina”.

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Pistacchio

120,00

In siciliano il pistacchio è chiamato “frastuca”. È un frutto molto amato da chi ama i sapori dell’isola ed è chiamato “oro verde” anche per il suo alto valore commerciale.

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Babà

65,00

Il babà, in napoletano “o’ babbà”, è un capolavoro simbolo della tradizione dolciaria napoletana. Secondo alcune versioni l’origine del dolce è polacca, altri ritengono che furono  i “monzù”, gli chef francesi in servizio presso le famiglie nobili campane, a portare a Napoli il dolce.

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Babà

48,00

Le prime fonti scritte che troviamo sul babà risalgono al cuoco Angeletti che scrisse intorno al 1836 un manuale di cucina. La tipica forma a fungo e la consistenza soffice del babà sono da attribuire ai pasticceri napoletani, ma si ritiene che l’origine del dolce sia polacca.

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Riccio carosello

85,00

Misterioso, pungente e fragile nello stesso tempo, il riccio di mare è un chiaro simbolo di autodifesa.

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Cassata

65,00

Il dolce siciliano per eccellenza, anticamente preparato solo nel periodo pasquale. Nome e ricetta derivano dalla dominazione araba in Sicilia, tra IX e XI secolo: gli arabi avevano importato la canna da zucchero, il limone, il cedro, l’arancia amara, il mandarino, la mandorla. Insieme alla ricotta di pecora, già prodotta in Sicilia in tempi preistorici, prendeva forma la prima cassata: un involucro di pasta frolla farcita di ricotta zuccherata e poi infornato. Dopo la dominazione spagnola, durante la quale giunsero in Sicilia il cioccolato e il Pan di Spagna, e il periodo Barocco – in cui si diffusero i canditi – ha preso forma il dolce così come lo conosciamo.

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